lunedì 12 gennaio 2026

Abusi in Spagna

                          SEMPLICEMENTE ALLUCINANTE!

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 Spagna «Lo Stato decide il risarcimento, la Chiesa cattolica lo paga». 

Il governo spagnolo ieri ha piegato la Conferenza episcopale che ha accettato di pagare DI TASCA PROPRIA le riparazioni a TUTTE le vittime degli abusi sessuali del clero. Tutte: quelle per le quali è scattata la prescrizione, quelle che non si siano rivolte alla commissione preposta dalla Chiesa e anche nel caso che non ci sia accordo fra le parti: i vescovi hanno accettato infatti che sia il Difensore del popolo spagnolo a stabilire gli indennizzi.

La sciagura degli abusi nel seno delle istituzioni ecclesiastiche in Spagna come in molti altri paesi è di proporzioni colossali. Fino al 2018 complice la connivenza e l’opacità della gerarchia ecclesiastica, le dimensioni del problema non erano chiare. In quell’anno il quotidiano El País ha cominciato a raccogliere testimonianze di numerose vittime di abusi, mettendo insieme la prima e unica base di dati sulla pederastia della Chiesa che a oggi conta quasi 3.000 vittime e 1.500 presunti aggressori. Questa inchiesta ha portato alla compilazione di cinque rapporti di 1.600 pagine consegnati al Vaticano.

Sulla base dello scandalo, il Congresso obbligò nel 2022 il Defensor del pueblo a stilare un rapporto sul fenomeno. Nel rapporto reso pubblico nel 2023, il Defensor stimava l’astronomica cifra di PIU' DI 400 MILA vittime che avrebbero sofferto abusi in ambito religioso, 230 mila delle quali da parte di sacerdoti o religiosi. 

Rispetto alle 330 MILA IN FRANCIA, questi numeri collocano la Spagna ai primi posti nel mondo per proporzione di casi (circa L'1% DELLA POPOLAZIONE). 

Nel rapporto, il Difensore, il filosofo Ángel Gabilondo, accusava le istituzioni ecclesiastiche di scarsa collaborazione e di aver coperto gli abusi. Ieri il ministro della Giustizia Félix Bolaños, accompagnato dal nuovo presidente della Conferenza episcopale Luís Argüello, e dal presidente della Conferenza spagnola dei religiosi Jesús Díaz Sariego, ha annunciato un accordo impensabile fino a pochi mesi fa. 

Ci sarà un organo misto chiesa-stato e indipendente che fisserà dei criteri per diversi tipi di riparazione, oltre a quella economica: «di natura riparativa e simbolica», «di riparazione psicologica e/o psichiatrica con professionisti scelti dalla vittima e che potrebbe estendersi ai suoi familiari», di «riparazione morale del danno causato» o «qualsiasi altra forma di riparazione che possa essere proposta». Le vittime avranno un anno di tempo (prorogabile) per iscriversi in un apposito registro e saranno informate della proposta di indennizzo concordata fra chiesa e Defensor che avrà l’ultima parola. 

Sarà l’istituzione ecclesiastica responsabile dell’aggressore (diocesi, ordine religioso o congregazione) a pagare. Se non ce la facesse, sarà la Conferenza episcopale a coprire i costi.

Luca Tancredi Barone

https://ilmanifesto.it/spagna-il-clero-cede-sugli-abusi

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Sono numeri semplicemente INCREDIBILI e schioccanti!

lunedì 22 dicembre 2025

Hamas e i gazawi

 

HAMAS

Wafa al-Biss è una donna di Gaza che per due volte ha ricevuto cure salvavita da Israele, ha ottenuto la sua istruzione grazie a Israele e poi è tornata in Israele per fare una strage nell’ospedale che le aveva salvato la vita. E lo farebbe ancora, senza esitare un attimo, se potesse.

Noi occidentali partiamo dal presupposto errato che TUTTI o quasi) gli esseri umani abbia fondamentalmente gli stessi obiettivi e desideri, magari attraverso processi culturali e sociali differenti. L'errore che i nostri intellettuali, politici e giornalisti commettono sta nel fatto che non accettano che molti regimi islamici non danno alcun valore alla vita o alla prosperità del loro popolo. Ogni accordo con Israele che preveda il rilascio di centinaia e migliaia di jihadisti di Gaza, non sembra tener conto del fatto che una maggioranza dei palestinesi crede fanaticamente di dover cancellare Israele dalla mappa, nel nome dell’unica religione: l’Islam, quindi “per Allah” e moltissimi di loro sono disposti a morire come “martiri” (in lingua gazawi: shahid, martire islamico che accetta di morire uccidendo gli “infedeli” come testimonianza della propria fede).

Questo viene insegnato loro fin dalla più tenera età a scuola, dai media e nelle moschee. Lo stesso Sinwar (leader defunto di Hamas), anni fa, era stato uno dei circa mille abitanti di Gaza scambiati per la liberazione di un singolo ostaggio israeliano, un soldato, Gilad Shalit, proprio come accaduto recentemente per ottenere i corpi degli ultimi ostaggi uccisi da Hamas e, prima, i pochi rimasti vivi: praticamente 2.000 in cambio di circa una quarantina. Ebrei e non. Sempre all’epoca, tra gli altri palestinesi coinvolti nell’accordo, insieme a Sinwar, c’era Wafa, un’aspirante kamikaze che aveva preso di mira proprio l’ospedale israeliano che le aveva salvato la vita.

Wafa, nata Wafa Samir Ibrahim al-Biss nel 1984, era solo una bambina quando si rovesciò addosso una pentola di acqua bollente, rimanendo ustionata in modo gravissimo ovunque sul corpo, tranne che sul viso. Curata all’ospedale Al Shifa di Gaza venne poi portata d’urgenza in Israele, presso l’ospedale Soroka di Beersheva, dove gli israeliani curavano anche persone provenienti da Gaza (COME SARA’ AMMESSO, PIU’ TARDI, DALLA STESSA DONNA).

Dopo essere stata curata per anni in Israele, Wafa tornò a Gaza con uno speciale “pass sanitario” per poter entrare e uscire da Israele, al fine di continuare le sue terapie di supporto, cosa a cui pochissime persone a Gaza potevano ambire. Sapendo ciò durante la Seconda Intifada (inizio/metà anni 2000) venne reclutata per diventare una “martire volontaria”. Una caratteristica tipica di quel conflitto fu il numero particolarmente elevato di bambini e adolescenti palestinesi usati come kamikaze. Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa) le diedero tre possibili obiettivi: un autobus di linea, un caffè in un centro storico o l’ospedale che l’aveva curata. Lei scelse l’ospedale che l’aveva curata e le aveva salvato la vita.

Ecco un altro errore commesso dall'occidente: credere che dare ai gazawi valanghe di aiuti, finanziamenti e magari concessioni territoriali li avrebbe resi grati al mondo, prosperi e disponibili alla convivenza con Israele. Non è così perché i musulmani credono fondamentalmente che sia necessario e OBBLIGATORIO, per loro, spazzare via l’unica nazione ebraica attualmente esistente al mondo.

Wafa quindi si prepara per il compito scelto e arriva al posto di blocco. Esiste il video di lei che arriva al checkpoint per entrare in Israele indossando il suo giubbotto esplosivo ma gli agenti, insospettiti, scoprono che ha una bomba. Lei allora cerca di farla esplodere, ma il detonatore non funziona. Viene arrestata e rinchiusa in prigione. Dopo l’arresto, Wafa implora clemenza sostenendo di “non aver ancora ucciso nessuno”. Viene riconosciuta ma gli israeliani non sospendono le cure terapeutiche che deve comunque portare avanti; la aiutano permettendole di avere un’istruzione e conseguire una laurea.

Dal carcere Wafa difende con convinzione le sue azioni al servizio della jihad islamica. «Il mio sogno era diventare una martire», urlò ai giornalisti il 21 giugno 2005. «Credo nella morte. Volevo farmi esplodere in un ospedale, magari proprio quello in cui ero stata curata. Ma dato che molti arabi vengono curati lì, ho deciso che sarei andata in un altro, forse il Tel Hashomer, vicino a Tel Aviv. Volevo uccidere 20, 50 ebrei… anche bambini, non importa, basta che siano ebrei».

Alla domanda se avrebbe mai tentato di nuovo di portare a termine una missione del genere se ne avesse avuta l’occasione, rispose senza esitazione: «Certo. Perché no? È una cosa onorevole e, se potessi, diventerei una martire per tre volte. Il mio sogno è solo diventare una martire», disse in un’altra occasione, «ma Dio non me lo ha concesso».

Nell'ottobre 2011 Wafa è una dei 1.027 terroristi e militanti palestinesi incarcerati rilasciati da Israele nell’ambito di uno scambio di prigionieri in cambio del soldato rapito Gilad Shalit. Arrivata a casa, a Gaza, gira per le scuole locali istruendo i bambini: «Spero che seguirete lo stesso percorso che abbiamo intrapreso noi e, se Dio vorrà, vedremo alcuni di voi diventare martiri», disse a una folla di alunni delle scuole elementari palestinesi venuti ad acclamarla. In risposta, i bambini cantarono: «Daremo le nostre anime e il nostro sangue per riscattare i prigionieri. Daremo le nostre anime e il nostro sangue per te, Palestina». «Continueremo la nostra lotta», aggiunse Wafa, «…gli arresti non ci dissuaderanno dalle nostre battaglie e dalla ferma volontà di cancellare l’arroganza sionista nella terra di Palestina». La madre di Wafa, Salma Shubeyr disse ai giornalisti «La jihad è la jihad, è una cosa onorevole. Sono orgogliosa di lei».

Un noto giornalista americano, Leland Vittert, convinto democratico, pensò di andarla a intervistare a Gaza. Vittert arriva a Gaza portando con sé il video del tentato attentato a Erez, glielo mostra e le chiede cosa pensi, guardando a distanza di tempo quel fatto. Lei risponde: «Oh, penso di aver quasi assaporato il paradiso». Vittert insiste e chiede: «Ma lo rifaresti?» Wafa risponde senza esitazione: «Assolutamente sì, senza dubbio. Questa è la mia vocazione nella vita». L’americano prova a dire: «Queste persone ti hanno curato, ti hanno salvato la vita e hai cercato di farle saltare in aria. Ti hanno curata, istruita e ora hai la possibilità di rifarti una vita qui a Gaza, e tu vorresti farle saltare in aria?» Lei risponde nuovamente: «Assolutamente sì. Sono infedeli. Sono malvagi. Sono nemici».

Il popolo ebraico deve affrontare ogni giorno in ogni angolo del mondo i fanatici che sono maggioranza tra i gazawi. Chi grida al genocidio per mascherarne un altro tanto desiderato e pianificato che potrebbe diventare realtà in un attimo se solo Israele cessasse di tenere alta la guardia e di combattere per la propria sopravvivenza, dovrebbe tenere presente queste cose.

R.R

https://camera-uk.org/2014/07/11/why-israel-has-been-forced-to-go-to-war-an-op-ed-by-dr-denis-maceoin/

https://www.imra.org.il/story.php?id=38944


venerdì 12 dicembre 2025

Genere umano "speciale"? No.

Quando dico che l’uomo non è un essere speciale, non intendo affermare che siamo "banali" o "identici agli altri animali". Intendo dire una cosa diversa: non siamo stati previsti, progettati o destinati a esistere. L’evoluzione non aveva un fine, non stava lavorando per arrivare, un giorno, a noi. La nostra apparizione non era obbligata; come ci ricorda la biologia evoluzionistica contemporanea, la storia della vita è piena di rami interrotti e possibilità mancate.

Ma, una volta comparsi, siamo davvero una specie molto particolare. Solo che questa "particolarità" non va confusa con un privilegio cosmico: è il risultato della nostra storia evolutiva. Alcune differenze reali e straordinarie ci sono:

- abbiamo un cervello che combina linguaggio complesso, capacità simbolica e cooperazione su larga scala;

- sappiamo costruire culture cumulative: le conoscenze si accumulano, passano da una generazione all’altra;

- viviamo in ambienti diversissimi grazie alla cultura, non perché il nostro corpo sia "specializzato" per tutti gli ambienti;

aiutiamo non solo i nostri simili, ma anche individui che non conosciamo, e perfino altre specie.

Sono risultati eccezionali, ma non perché "dovevano" accadere. Sono eccezionali proprio perché improbabili. Come diceva il grande biologo E. O. Wilson, con l’umanità "la biosfera ha iniziato a pensare". Ed è un'idea potentissima: riconosce quanto siamo diversi, ma senza trasformare quella diversità in superiorità. Dunque non è sbagliato: è vero, l’essere umano è speciale… ma non nel senso che spesso immaginiamo. 

È speciale di fatto, non di diritto.  Lo è per i risultati imprevedibili della sua evoluzione, non perché occupi un posto privilegiato nell’ordine delle cose. E proprio questa doppia consapevolezza (non essere nati per un fine, ma avere sviluppato capacità uniche) è ciò che ci dà una responsabilità enorme verso il pianeta e verso il futuro.

Non è antropocentrismo: è maturità scientifica. E, direi, anche umana.

Massimo Polidoro, Cicap

domenica 30 novembre 2025

Senso o valore

 La scienza non entra nel merito del “senso” o del “valore”, perché non è il suo mestiere: si occupa di come funziona il mondo, non del perché ultimo.

Che cosa ci facciamo qui? La differenza sta nel metodo: la scienza cerca risposte su come è avvenuto ciò che è; ognuno di noi, poi, decide che significato attribuirgli. 

Massimo Polidoro, 23 novembre 2025

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Semplice e chiaro, mi sembra!

giovedì 27 novembre 2025

La strage di Erode

È un episodio raccontato solamente nel Vangelo di Matteo, e in nessun’altra fonte storica o evangelica

Secondo Matteo poco dopo la nascita di Gesù Cristo l’allora re dei Giudei Erode il Grande ordinò di uccidere tutti i neonati di Betlemme perché aveva sentito che secondo una profezia in quella città era appena nato il nuovo re. Lo scetticismo degli studiosi su questo episodio è legato soprattutto al fatto che non se ne trova traccia in Flavio Giuseppe, uno storico romano di poco posteriore a Gesù Cristo che si occupò estesamente della storia della Giudea

La Chiesa Cattolica dà invece per certo l’episodio e ricorda i bambini morti nella presunta strage il 28 dicembre di ogni anno.

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Altro esempio di come la chiesa cattolica, in nome della sua "altissima missione" è disposta a falsificare e a fare propria (letteralmente) qualunque cosa!

La "Donazione di Costantino"

 La donazione di Costantino e il primo caso di factchecking

Intorno all’anno mille, il Papa non era il capo assoluto e incontestato della chiesa Cattolica, come lo conosciamo oggi, ma era in costante lotta per la supremazia con l’Imperatore, con i capi della chiesa orientale e con altri vescovi importanti in giro per l’Europa. In quell’epoca, quando la lotta era particolarmente aspra, comparve negli archivi vaticani un documento che sembrava mettere fine alla contesa: la cosiddetta “Donazione di Costantino”, un atto apparentemente risalente al IV secolo in cui l’Imperatore Costantino stabiliva la supremazia del Papa di Roma su tutti i sacerdoti, compresi quelli orientali, e persino sull’imperatore.

Ovviamente il documento era falso, come scoprì il filologo Lorenzo Valla (segretario apostolico di Papa Callisto III) nel 1440. Valla scrisse un libro, "De falso credita et ementita Constantini donatione declamatio", in cui dimostrava come il documento contenesse una serie di espressioni latine molto più tarde della supposta data del documento, oltre ad altri errori e contraddizioni. Comprensibilmente, la Chiesa impedì a Valla di pubblicare il suo testo che, negli anni successivi, fu messo nell’Indice dei libri proibiti.

Il primo manoscritto relativo alla "Donazione" compare solo nel IX secolo e si rifà palesemente alla leggenda di San Silvestro, dove si narra che il papa salvò dalla malattia l'imperatore e questo per gratitudine si convertì. 

E' universalmente accettato che il documento era un falso costruito per motivi "pratici".

https://www.ilpost.it/2017/07/08/falsi-miti-medioevo/?utm_source=ilpost&utm_medium=correlate&utm_campaign=correlate_1

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Mah, che dire... 

Direi che la chiesa cattolica dovrebbe essere al di sopra di queste cose e invece, per adempiere alla loro "missione" (secondo loro) era ed è disposta letteralmente a fare QUALUNQUE cosa!

giovedì 20 novembre 2025

Il sacerdote

 “Sacerdote: un uomo che si assume la cura della nostra vita spirituale per migliorare le condizioni della sua vita temporale.”

Ambrose Gwinnett Bierce