“Io non sono credente.
Sono stato allevato in una famiglia cattolica come tutti, o quasi tutti, però non ci ho più creduto già da ragazzino. Studiare la storia non mi ha indotto a ripensamenti, vedendo che in tutte le società è comune agli esseri umani un desiderio di assoluto, un desiderio di sovrannaturale, di dare un senso alla vita immaginando qualcosa di più.
Proprio per dirla più banalmente è comune alle civiltà umane la creazione di divinità e di storie intorno a queste divinità e vedendo come sono diverse l’una dall’altra…
Quello che sto per dire potrà sembrare di un razionalismo banale, ottocentesco, molto terra terra, però confesso che vedendo che nei millenni gli uomini si sono immaginati le divinità nei modi più diversi mi riesce un po’ difficile dire: “E invece io sono nato nell’epoca, l’unica epoca, in cui invece gli esseri umani ci hanno azzeccato e hanno capito come è davvero la divinità; e la religione, quella vera, è quella dell’epoca e della società in cui per caso sono nato”.
Ecco, mentre 100 generazioni di antichi Egizi sono vissuti, poveretti, credendo nel dio Anubis e nel dio Horus e invece noi viviamo nell’epoca che ha capito qual è la religione vera.
Sia chiaro, non voglio essere irrispettoso: la religione è una dimensione importante nella vita di tanti, ma per l’appunto è una dimensione importante per chi ha fede. Per chi ci crede al di là di ogni dimostrazione, al di là di ogni probabilità. Per chi crede sapendo che è assurdo, e anzi dicendo “proprio per quello ci credo”.
Questo a me sta bene, però sono legittimato a non condividerlo. E indubbiamente fare lo storico mi conferma in questa cosa.”
Alessandro Barbero
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Difficile dirlo meglio!